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La piccola storia di una carotina

Di Nicola Delconte

 No. Non è un racconto per bambini, è la genesi di una mosca finta che accompagna da molti anni le mie uscite. Qualche tempo fa, mi trovavo su una risorgiva della bassa friulana, a Muscoli nei pressi di Cervignano, il cielo era coperto e grossi cavedani bollavano su non so che cosa. La più piccola mosca che avevo nel gilet era un midge arancio fluorescente, amo 20, testa marrone e ali in cdc giallo. Presi 5 cavedani uno dietro l’altro.

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Tornai varie volte sulla stessa risorgiva ma non trovai più le bollate, ma i grandi cavedani c’erano ancora, solo che si doveva pescarli con qualcosa che scendesse sott’acqua. A casa costruì una semplicissima wet fly arancio fluorescente, testa giallina e ala in pernice grigia. Lasciata battere e tenuta un po’ sotto la superficie, ad ogni passata mi regalava bei cavedani e riuscii, nel giorno dell’apertura dopo che era stata bombardata da mille esce anche naturali, catturare una grossa trota che mi procurò l’applauso dei presenti una volta guadinata.

Un’altra mosca che ho usato con successo in Piavesella (famosa risorgiva nei pressi di Oderzo) è una mosca ossolana, tipo cochetto, sempre color arancio fluorescente con ala in gallo marrone. (Notate la trota della foto cosa ha in bocca).

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Sicuramente due mosche non nate per la risorgiva ma che mi hanno dato grandi soddisfazioni: usate per tutta la stagione nei no kill della bassa, quali il canale di Gronda, hanno sempre regalato la cattura. Mai a casa senza almeno tre o quattro prede.

Sul colore che le compone non ho da aggiungere molto, esiste un bell’articolo edito su Fly Line numero 6 del 2005, dal titolo “Why Orange”, dove si disserta sull’importanza dell’arancione nelle mosche artificiali. Ma anche qui non si dice chiaramente il perché questo colore piaccia alle trote ed in particolare alle fario ma si da testimonianza dell’importanza e della presenza di questa tonalità dalle antiche Spider alle moderne ninfe dei giorni nostri.

Pochi anni fa, mentre sfogliavo la rivista Fly Fishing numero 7 del 2005, leggo con stupore un bell’articolo scritto da Marco Pistoletti e cosa ci trovo ? La mia mosca fosforescente! L’autore arriva alle mie stesse conclusioni: stessa mosca ( solo la testina è più verdastra ) stessa efficacia. Pistoletti va oltre è dichiara che è insuperabile per le fario non di immissione. A questo punto è chiaro che questa moschetta fa il suo dovere.

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Prima di scoprire le mosche da Tenkara sapevo che un grande costruttore italiano, Walter Bartellini, metteva sul mercato degli spider rovesciati ed in particolar modo, nel suo catalogo, ci sono ben tre varianti della moschetta presa in esame: testina giallina, corpo arancio fluorescente e collarino bianco, scuro e grigio screziato. Quindi varie persone, in vari momenti e luoghi, sono arrivate senza saperlo alla stessa conclusione: questa è una mosca che cattura!

Ecco che adesso, dopo aver sperimentato varie combinazioni e materiali, sono dell’idea che la Carotina, è così che il Pistoletti l’ha battezzata, la costruisco su amo scuro, con la ciniglia di tonalità Chineese Red, testina verde fluorescente per la versione da Tenkara e testina giallina per la versione da risorgiva. Per la spider normale da risorgiva uso come collarino la pernice screziata grigia, per la Tenkara uso due versioni: con morbida hackle grizzly chicaboo e con la pernice a seconda della forza della corrente. Quest’ultima viene passata sul corpo con un leggero strato di colla ciano acrilica, per questioni di affondamento e di lucentezza.

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Provate a pescare con la carotina con la tecnica sasoi, magari dove l’acqua è più fonda e calma. Ricordate solo di non mettere un tip troppo sottile…..

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Tenkara: le ragioni di una scelta

(di Nicola Delconte)

Pescare a mosca significa fare una scelta, significa entrare in se stessi e, respirando l’odore del fiume, scoprire l’istinto più profondo dell’uomo. Nel tempo dello stress e della depressione, del male di vivere dei nostri giorni, ritrovarsi sul greto di un torrente è una scelta che pone di fronte a se stessi, in competizione con una natura sempre più lontana e sconosciuta dal quotidiano.

Frustare con un semplicissima canna fissa, nascosti dietro i massi e gioire per una sola, piccola e sudatissima cattura, mette sullo stesso medesimo piano della preda. L’uomo così si confronta ad armi pari con la scaltrezza del pesce che li fa ricordare quanto piccolo ed insignificante sia rispetto al creato che il buon Dio permette ancora di frequentare. Leggi che sfuggono al nostro razionale controllo, regole non scritte e sempre smentite uscita dopo uscita, fanno di questa attività un qualcosa di estremamente misterioso ed incontrollabile.

Per fuggire dal nostro eccessivo razionalismo e dal relativismo imperante andiamo a pesca sapendo di confrontarci con l’ignoto, con l’irrazionale e con l’indomabile natura. Matrigna avida e generosa allo stesso tempo, alle volte ci regala delusioni, alle volte emozioni che ci tolgono il respiro. Ma la natura ha ritmi che noi conosciamo solo in parte e quando ne siamo immersi e ricolmi noi, piccoli esseri alla ricerca dello spirituale, siamo immersi nel mondo più misterioso e incontrollabile di tutti, e diveniamo noi stessi parte del gioco.

Ecco perché scelgo la Tenkara: metodo semplice e sublime per entrare dal cielo nel mondo naturale, farne parte ed esserne parte, lasciare il mondo cinico e pragmatico e dissetarmi alla fonte del misterioso, dell’irrazionale, del non spiegabile al cento per cento. L’uomo d’ogni epoca ha sempre bisogno dello scibile, ha bisogno di lasciare se stesso abbandonato nei pensieri irrazionali della sua mente. Questa tecnica, essenziale nelle forme e nei metodi, riporta la dimensione della pesca al nocciolo della questione, ti riporta agli antipodi, alle radici della nostra passione, ti toglie accessori ed ammennicoli vari, del tutto inutili, che sono l’espressione più grande del razionalismo ( e del consumismo) del nostro tempo di cui noi vorremmo almeno nel tempo libero disfarci.

La pesca non è scienza, o lo è solo in parte, e l’eccessivo tecnicismo dei nostri tempi, ha creato i mostri del pronto pesca, dei no kill a colpo sicuro, delle competizioni. La pesca è ricerca di qualche ora di svago nel non controllabile ordine naturale, è far parte del gioco, non di dettarne le regole. Le tecniche moderne, troppo efficaci, tendono ad ordinare un ordine naturale non ordinabile: ecco perché tanti pescatori dopo qualche insuccesso o i troppi successi ( e questo va proprio a supporto del mio pensiero), mollano tutto e non provano piacere in quello che fanno….

Con la Tenkara si arriva alla estremizzazione dell’essenziale: una canna, un filo e una mosca. Sono convinto che non conti ne l’uno ne l’altro fattore, contano tutti e tre assieme, continuamente e contemporaneamente. Se così si interpreta la pesca in generale e la Tenkara in particolare, allora si arriva all’apice: una canna, un filo e tre mosche, uniche per taglia e colore, diverse solo per affondabilità: una sommersa, una ninfa e una secca. In Giappone addirittura sono arrivati ad una sola mosca, ma non hanno le nostre risorgive….

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TENKARA: “TECNICHE NELLA TECNICA”

Per quanto poco praticata a livello nazionale le informazioni disponibili per tale disciplina sono molte e non è difficile approcciare a tale tecnica per coloro i quali abbiamo una dimestichezza minima con la pesca a mosca. Altro aspetto riguarda invece “le tecniche nella tecnica”. Parlo in particolare di sasoi e “pause & drift”. Rappresentano il passo successivo all’apprendimento della tecnica base che, una volta acquisita con sufficiente dettaglio, ci consente di apprezzare l’efficacia della tenkara.

SASOI

Consiste nell’impartire trazioni controllate alla linea al fine di simulare il movimento di un insetto in difficoltà intrappolato nelle correnti oppure di simulare l’eventuale ascensione nella fase emergente del ciclo vitale. 

Difficile pensare di utilizzare la tecnica sasoi nelle varie missioni di tenkara. E’ un’azione che, per coloro i quali pescano da molti anni a mosca, sembra essere controproducente e agli antipodi della perfetta passata senza dragaggio. In realtà bisogna convincersi che se tale tecnica fa parte della storia della tenkara un motivo ci sarà. I primi tentativi non hanno portato alcun effetto sopratutto perchè praticata in modo errato e per il fatto che quando non credi che qualcosa possa funzionare difficilmente adotti la necessaria concentrazione. Ed è così che osservando un video del maestro Sakakibara intento in un uscita con alcuni colleghi ho notato alcuni dettagli utili alla buona riuscita di tale azione. Innanzitutto ho osservato la porzione di linea interessata dalla trazione. Erroneamente sollevavo un tratto eccessivo di linea vanificando così l’effetto attrattivo della mosca in movimento. In realtà il sollevamento interessa solo l’ultima porzione della linea cioè finale+2/3 piedi di level. Utilizzando nello specifico solo la punta della canna per tale movimento e considerando la riduzione del movimento dovuto alla flessione dell’apicale stesso, l’artificiale subisce trazioni verso l’alto di limitata entità creando in modo realistico una parvenza di vita dell’artificiale. Anche se ritengo non sia limitata a specifici ambienti, l’ho testata nelle buche di torrente con profondità media di circa 2 metri. In particolare in un’occasione, dopo aver sondato e catturato più esemplari con la tecnica “standard”nel medesimo spot ho dedicato alcuni minuti al primo vero tentativo di applicazione della sasoi. E’ stato incredibile vedere uscire, in una buca che ritenevo ormai priva di ulteriori chance, una trota da una tana sotto la roccia per lanciarsi e ghermire l’artificiale! Ho avuto così la conferma dell’efficacia di tale tecnica se applicata correttamente. Da quel momento tale tecnica fa parte della cosidetta “cassetta degli attrezzi”.

PAUSE & DRIFT

Anche in questo caso come sopra solamente la concretezza della catture, almeno per quanto mi riguarda, infondono sufficiente convinzione in una determinata tecnica. Molto semplice l’azione che consiste nello sfruttare le correnti presenti in una tratto “a schiuma bianca” facendo trascinare dalle stesse la linea in profondità. Ciò è possibile esclusivamente lanciando a monte della corrente e lasciando la linea molle non opponendo così alcuna forza a contrasto dell’azione discendente.

In questo modo la nostra level viaggierà quasi a radere il fondo. Ed è qui che entra in campo tale tecnica. Portiamo in tensione la linea spostando a monte la canna in posizione orizzontale. A questo punto, sempre utilizzando la canna concediamo uno spostamento a valle della level di circa 40-50 cm per poi bloccare nuovamente l’intero sistema. Tale operazione verrà ripetuta fino a completamento della passata quando ne il nostro ne la linea ci consentono di andar oltre. Qualora la corrente risulti particolarmente forte impartiremo le trazioni non a monte parallelamente al flusso d’acqua ma ortogonalmente portando la linea proggressivamente verso la sponda nella quale ci troviamo.

Altrettanto come per la sasoi tale tecnica esce completamente dagli schemi tradizionali della pesca a mosca e indubbiamente può creare diffidenza nella relativa applicazione. L’esperienza pratica ne ha confermato l’efficacia. Mi trovavo nel torrente Cellina a monte del lago di Barcis ed, in corrispondenza di un piccolo ponte la corrente aveva creato una rientranza sotto riva con relativo scontro di correnti. Iniziando col sondare lo spot, ho poi sfruttato il gorgo per far si che la mia level venisse inghiottita nelle profondità. Blocco e poi rilascio come indicato in precedenza più volte ed incredibilmente sento la linea appesantirsi ed inizia la lotta con una trota di media taglia. Vi assicuro che non avrei mai pensato di ottenere una cattura in una simile condizione. Il pesce sostanzialmente era nascosto sotto il ponte alla base del pilastro e, forse, una ninfa sarebbe potuta essere l’unica alternativa.

Quanto sopra descritto testimonia il fatto che è necessario sperimentare anche in caso di cronica diffidenza nei confronti di tutto ciò che risulta al di fuori degli schemi. Dopotutto la stessa tenkara è da molti considerata “fuori schema”!

MINJTO

 

Inizialmente, non essendovi altre fonti per reperire attrezzatura da tenkara, ritenevo Tenkara USA l’unica soluzione possibile per poter praticare tale tecnica. Quando il buon Daniel ha inserito nella gamma il modello ITO la tentazione è stata troppo forte ed ho ceduto all’acquisto della stessa. Il prezzo non dei più convenienti ma le qualità di questo attrezzo potevano inizialmente giustificarne il costo. La utilizzo per alcune uscite ed una mattina in compagnia dell’amico Sapo alla sua prima esperienza con la Tenkara, iniziamo la risalita del torrente. Le catture non si fanno attendere ma solo dopo mezzora nella ferrata di una piccola fario la ITO esplode rompendosi nel 5° e 6° elemento. Non avevo canne di riserva e non avendo previsto un evento simile, la mattinata prosegue passandoci di mano in mano, buca dopo buca, l’unica canna rimasta (una AYU).

Facendo mente locale cerco di capire se la motivazione di questa fine possa essere dovuta a urti o colpi subiti dalla canna ma la mia cura nell’attrezzatura mi danno la certezza di “non aver commesso il fatto”.

Tenkara USA risponde prontamente alla mia segnalazione comunicandomi di essere a conoscenza di un difetto su una serie prodotta e mi invia gratuitamente una canna in sostituzione. La cosa sembra risolta ma scelgo comunque di riparare quella rotta e tenerla come muletto. I due elementi mi costano la bellezza di € 40. In attesa del ricambio utilizzo la canna ricevuta in sostituzione ed anche questa si spezza nello stesso modo. Provvedo come per la precedente sostituendo gli elementi spezzati e metto questa canna da parte.

Un pomeriggio di maggio la voglia di una pescare è tanta e mi accontento di piccolo canale vicino a casa dove sono certo della presenza di cavedani. E qui la sorpresa: ferro un cavedano di circa mezzo chilo e la canna questa volta si rompe nel settimo elemento, praticamente a 60 cm dal calciolo. Non ci posso credere, non riesco nemmeno ad arrabbiarmi tanto è lo stupore per quanto accaduto. Sembra fatta di cristallo! Recupero la canna e slamo il cavedano. Decido quindi di proseguire ugualmente la pesca impugnando la canna direttamente sul carbonio e noto un’azione decisamente piacevole nonostante la blasonata teleregolabile sia diventata una piccola 11′. Nonostante le dimensioni si comporta egregiamente e permette di stendere senza problemi 15′ di fluorocarbon.

E’ così che dalle ceneri della ITO nasce la MINJTO, la piccola 11′ azione 5:5. Ora era necessario risolvere la questione impugnatura e così, pensando alla canna del maestro Sakakakibara, decido per una soluzione simile alla spugna in EVA. Breve ricerca su internet ma trovo solo elementi destinati a canne da traina con sezione non adatta e presubilmente con durezza shore eccessiva.

Il diamentro finale della canna misura infatti solo 9 mm. Ripiego quindi su una soluzione alternativa: nastro per manubrio da bici da corsa. Ricerca alla Decathlon e trovo questa versione (foto) perfetta.

Il risultato è ottimale ed ora necessario testarla sul campo. In un torrente con dimensioni solitamente adeguate ad una 13′, la MINJTO si comporta egregiamente nonostante il controllo nelle passate non sia paragonabile alle versioni di dimensioni superiori. La giornata si conclude ugualmente con circa 30 catture delle quali alcune particolarmente interessanti. Una in particolare, visto che riesco a catturare una bella trota in una buca nelle quale un pescatore a mosca ha poco prima posato la sua mosca. Lui e il suo compagno osservano il recupero del pesce, stupiti da questa tecnica che probabilmente non conoscono e non hanno mai visto praticare.

La MJNITO ha quindi superato la prova, speriamo solo di non dover scrivere un ulteriore articolo nel quale descriverò le prestazioni di una canna 3′!!!

TENKARA LINES WALLET

Chiunque abbia avuto la necessità di sperimentare varie versioni e lunghezze di level line in fluorocarbon ha dovuto ingegnarsi su quale strumento utilizzare per conservare il tutto. Inizialmente ho riposto ciascuna linea nelle classiche buste a zip indicandone sull’esterno il contenuto in termini di diametro, lunghezza e tipologia di fluorocarbon. Alla costante ricerca di nuove soluzioni ho prima sostituito le buste singole con i piccoli fogli in materiale plastico utilizzati per conservare i biglietti da visita.

Ciascun foglio offre 4 posizioni e questa versione e decisamente migliore della precedente.

Continuo nella ricerca allo scopo di individuare una soluzione di minore ingombro trovando nelle buste porta-pass la soluzione ottimale. Pratiche nell’inserimento delle linee, possibilità di raggruppare più contenitori mediante l’apposita clip ed eventualmente sostituire la stessa con una piccolo cordoncino da appendere al collo.

In questo modo abbiamo la possibilità di affrontare diverse situazioni in pesca avendo sempre a portata di mano la combinazione adatta.

3 pensieri riguardo “ARTICOLI

  1. ciao nicola la tua descrizione sulla tecnica tenkara e’ molto interessante . Mi sto’ avvicinando a questa tecnica dopo molti anni di pesca a mosca e credo anzi sono sicuro che le due siano la stessa cosa. E credo che sia sbagliato dire che il lancio non ci sia! o che non abbia criteri come la mosca moderna l’ importante e’ la voglia di mettersi in gioco . Non per le catture numerose ! Ma essere immersi nella tua passione LA PESCA CON LA MOSCA .

  2. Begli articoli Nicola. complimenti. Non so se in Giappone abbiano le nostre risorgive ma sono dell’opinione che la scelta di una mosca sola sia l’apice, se il percorso è quello di togliere, di semplificare, di cogliere l’essenza. E’ questa la novità del Tenkara, la purezza. Una canna leggerissima, una coda leggerissima, una mosca fatta di filo e due giri di piume. Tutto ciò che proviamo ad aggiungere è roba già vista, appartiene al passato. Ciao.

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